E’ quasi mezzanotte. Mi giro in continuazione nel letto. Non riesco a dormire. Sul comodino, il ticchettio delle lancette della sveglia riecheggia nella mia testa come le grida di un pazzo. Il tempo passa ma sembra restare fermo dilatandosi ogni secondo in un infinito attimo d’eternità. Per dirla alla Rino Gaetano, osservo i minuti “rincorrersi senza convivenza”.
Mille pensieri affollano la mia testa. Che cazzo di casino fanno i miei neuroni. Il rumore dei pensieri è insopportabile. Mi alzo. Scendo al piano di sotto e mi chiudo nel mio studio di registrazione. Accendo il pc, il mixer e indosso le cuffie come per attutire la voce del silenzio notturno. Non metto nessun brano in particolare ma un pensiero si affaccia nella testa: tutto sommato anche se stai vivendo uno dei tuoi peggiori stati d’animo da qualche giorno a questa parte, non sono poche le cose belle che ti circondano e che ti capitano quotidianamente, una di queste è fare radio.
Già la radio: una terapeutica fortuna farla, una magia ascoltarla.
E proprio pensando alla radio comincio a guardare un po’ di ricordi sul mio profilo Instagram, una data attira il mio sguardo: 10 aprile 2026 il giorno in cui abbiamo fatto con Wave (mio fraterno compagno di viaggio nel mondo chiamato musica) il release day del singolo di Riverso, al secolo Lodovico Rossi.

Con Lodovico si è creata una stana connessione già dalla prima volta che lo intervistai. I suoi brani non sono semplici opere cantautoriali ma sono, per lo meno per me, specchi. Ascoltando la sua musica l’effetto che provo è quello di guardarmi allo specchio, o meglio, di vedere la mia anima riflessa: un po’ come faceva Dorian Gray quando guardava il suo ritratto. Logicamente l’immagine è diversa da quella mostrata dal quadro del protagonista del racconto di Oscar Wilde, comunque, mi riconosco nelle parole di Riverso e le sue note altro non sono che pennellate che definiscono l’immagine, il tutto.
Faccio partire proprio “Mi sento sbagliato” il singolo del release day.
Quante volte si torna nei posti dove si è nati e la sensazione provata è quella di sentirsi estranei ad essi. Una sensazione di incompresione che mette nella condizione di “farsi curare” dato che il tormento che si sente dentro è come “taglio” che non si può dimenticare… Un taglio o una frattura? Una cosa è certa, tutto cambia e forse in peggio. La modernità che ci circonda copre i tetti con i pannelli solari, “che fanno luce”, una luce fine a se stessa utile solo a segnare il passo per non scapicollarsi… quanto sarebbe bello poterla utilizzare per leggere un libro, che, a sua volta, illuminerebbe la nostra mente, oppure usarla per guardare il volto del prossimo o della persona che si ama per poi perdersi nel suo sguardo e ritrovare se stessi…
Eh già. Questo è l’effetto che che mi fa l’ascolto della musica di Riverso.
Di sicuro non guarirà quella ferita che mi porto dentro e che non so neanche come me la sono fatta, e non metterà neanche a tacere l’urlo dei miei pensieri, ma è quella luce di cui sopra, luce che accende emozioni che fanno talmente bene da far vibrare l’anima di chi le prova fino a ricordargli che è sbagliato, sì, ma vivo per migliorarsi e trovarsi di nuovo…
Cos’è tutto questo? E’ il potere della musica.
ElectroNoyz.